7th
1. alla domanda “preferisci la gonna o i pantaloni?”, la risposta esatta è: “i gioielli”.
2. fare le principesse, più che un gioco, è una missione.
3. quando si gioca alle principesse-che-si-truccano ci si imbratta la faccia con strane sostanze brillanti e bituminose poi ci si guarda allo specchio e si dice “sei bellissima” e si risponde “anche tu,sorella” (tra principesse è lecito chiamarsi “sorella” anche in assenza di legami di sangue). la sincerità tra principesse non è sempre richiesta.
4. quando si gioca alle principesse-che-si-mettono-i-gioielli si ravana per ore in un cofanetto pieno di perline colorate per scegliere il monile appropriato. la probabilità che un milione di perline si rovescino sul pavimento provocando una crisi isterica della regina madre è pari a uno. per chi non avesse alcuna nozione di statistica, l’espressione ‘probabilità pari a uno’ significa certezza.
5. quando si gioca alle principesse-al-ballo si assume una posizione languida, a tratti lasciva, e si tiene lo sguardo rigorosamente basso affinché il principe, colpito da cotanta inconsapevole sensualità e da cotanta virginale modestia, si innamori all’istante.
6. nei rarissimi momenti in cui il gioco delle principesse viene a noia c’è il centro commerciale di polly. polly è una minuscola creatura magra, longilinea e con i capelli lunghi, setosi e biondi. è dotata di un’infinita serie di accessori microscopici che spaziano dalla borsetta al cappello da cavallerizza. con la sua carta di credito, grande circa quattro volte lei, polly apre il centro commerciale che, come una scatola magica, si accende e si anima al ritmo di una musica infernale. arredare il centro commerciale è un’attività di enorme soddisfazione.
7. l’unico vero must è il rosa, il solo colore che meriti di essere indossato.
8. alla domanda “hai qualche amico maschio?”, la risposta esatta è: “i maschi non servono a niente”.
9. rivelare la propria identità è sconveniente. è sempre preferibile dare generalità fittizie utilizzando nomi altisonanti, come katiuscia, jasmina, biancaneve o jessica.
10. la figura paterna ai giorni nostri è assimilabile a quella del servo della gleba nel medioevo.